ThyssenKrupp, Torino

ThyssenKrupp, Torino

Per avvicinarsi alla comprensione di quel che sia successo, bisogna sapere perchè ci fosse dell’olio in fiamme.

Le macchine operatrici, le linee di produzione, soprattutto quelle sottoposte a forti sforzi e necessitanti di grande potenza, sono azionate mediante la spinta generata sui meccanismi di movimento da olio in pressione (olio idraulico), circolante attraverso tubi rigidi o flessibili.

Questo olio, in normali condizioni di lavoro, circola all’interno dell’impianto a temperature elevate e pressioni che vanno da poche a molte decine di atmosfere, talora oltre il centinaio di atmosfere.

A volte succede che, per usura o per inconvenienti tecnici, questi tubi si deteriorino fino a rompersi.

L’olio, caldo, bollente, viene “sparato” nell’atmosfera alla sua pressione di esercizio: decine di atmosfere, appunto.

E’ una situazione pericolosissima in condizioni “normali”: il minimo che possa succedere è perdere un occhio o spezzarsi qualche arto, o subire traumi di vario genere, soprattutto se si viene colpiti dal tubo in gomma con calza in acciaio che fende l’aria come un serpente impazzito, sputando olio.

L’olio, se ad alta o altissima pressione, tende a generare un getto potenzialmente in grado di arrivare ad alcune decine di metri, praticamente nebulizzato.

Ogni singola gocciolina di olio, se passa attraverso una fiamma o una superficie arroventata, quale un pezzo di acciaio in lavorazione in un laminatoio, è in grado di incendiarsi, senza perdere la propria energia cinetica.

Quella che si genera è una nube ardente, con velocità elevatissima (alcuni metri al secondo) in grado di saturare l’ambiente e consumare immediatamente l’ossigeno.

Se tu ti trovi in un camminamento (come quello di questa foto),

Morti bianche. 4 di 7 (foto da La Stampa)

la nube si trasforma in un muro che ti investe senza che tu, nella frazione di secondo necessaria a decidere cosa fare, sia in grado di fare quasi alcun movimento.

Senti i tuoi compagni là sotto, già colpiti, urlare e invocare aiuto; provi a girarti e scappare, ma lei ti è già addosso.

Ogni gocciolina d’olio, con la sua fiamma, ti si attacca ai vestiti ed alla pelle, e continua a bruciare, bruciando vestiti e pelle.

Tu provi a respirare, ma non c’è più ossigeno.

Inali gocce arroventate che ti bruciano in bocca e penetrano nei polmoni, continuando a bruciare per l’ossigeno che tiporti dentro.

Quando questo finisce, ustionano gli alveoli e i bronchi e vi aderiscono come ogni olio fa su qualunque superficie, stendendo una pellicola impenetrabile.

Non vedi più nulla: gli occhi, la cornea, sono le prime parti umide a disseccarsi e patire il calore circostante.

Tutto questo, mentre intorno c’è l’inferno, l’olio continua ad uscire dal punto di rottura, continuando ad alimentare l’inferno stesso.

I soccorsi, per quanto tempestivi, anche se a pochi metri di distanza da te, non riusciranno a raggiungerti immediatamente: il calore è tale da fondere le parti metalliche investite dalle fiamme.

Una pedana non reggerebbe il peso di una persona, ma cederebbe come burro.

Tu intanto, se non hai ancora perso conoscenza, non hai più i vestiti, bruciati, e il fuoco, dopo aver consumato la tua pelle, ha iniziato ad aggredire le carni.

Ed a quel punto, speri solo che tutto finisca in fretta, mentre la tua mente resta lucida, come solo negli ultimi istanti succede ad un uomo che muore.

Qualcuno dice: gli estintori erano scarichi.

Sarebbero solo serviti per un istante di supporto psicologico.

Forse è stata una fortuna che fossero scarichi.

Non ci sarebbe stato il tempo di utilizzarli al meglio, e col calore sviluppato, sarebbero potuti esplodere, se fossero stati pieni, aggiungendo ulteriori elementi critici.

Non c’è stato invece un sistema di controllo automatico di differenze di pressione in vari punti dell’impianto oleodinamico, in grado di percepire anomalie di funzionamento nel sistema legate a eventuali rotture.

Non c’è stata una serie di pulsanti di blocco immediato, da azionarsi a mano, sparsi lungo la linea, come avviene su altre tipologie di impianti.

Non c’è stato un sistema antincendio in rado di attivarsi autonomamente in caso di superamento di alcuni parametri ambientali caratteristici.

Gli estintori scarichi, al confronto, sono un peccato veniale, e su questo c’è da giurarci, si muoverà la linea di difesa.

Ma su altri peccati, cinque volte mortali, destinati a diventare sette volte mortali, sarà da tenera alta l’attenzione.

ThyssenKrupp, Torino. Morti bianche: 5 di 7 (updating weekly)

~ di badnightcafé su Dicembre 17, 2007.

2 Risposte to “ThyssenKrupp, Torino”

  1. La storia si ripete, andate a vedere :

    http://www.artmajeur.com/catanquader (arte,l’artista)

    cliccate: HOME, OPERE,
    GALLERIA: “Opere del sociale, spiritualità e materia, oltre me.”
    COMPOSIZIONE E COMMENTO SU: “1960 ANNI DEL BUM ECONOMICO”
    Ciao, Stefano.

  2. Ogni volta che ritorno a questo terribile evento, il mio cuore piange lacrime amare, ma silenziose, per non disturbare il sonno di questi EROI caduti.
    La loro Battaglia era semplice, portare a casa la ‘Pagnotta’, per dare cibo a dei figli che non vedranno MAI) più il loro Padre… mai più… Purtroppo sono sempre i puri, i lavoratori, i veri… ad andarsene.
    Solo una cosa mi da’ la forza per andare avanti…. La giustizia Divina, che non posso far altro che invocare e sperare che faccia il suo corso… Non ho più parole… scusatemi……

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